Tre giorni a Dublino

“Ma davvero non ti piace la Guinness?! Aaaah, allora devi assolutamente andare a Dublino! Lì ha tutta un’altra stoffa, vedrai che ti ricredi!”

È stato questo il ritornello mantra ripetutoti per anni da presunti esperti birraioli di città e da viaggiatori incontrati negli ostelli di mezza Europa: un tormentone diventato, a conti fatti, una delle scuse ufficiali per imbarcarmi verso la capitale irlandese. Vi svelo subito il finale senza fare troppi spoiler: risposta negativa. La celebre stout non mi è piaciuta nei mitici pub di Temple Bar e non è riuscita a conquistarmi nemmeno direttamente alla fonte, nella sua famosissima fabbrica. Ma andiamo con ordine.

Il viaggio e l’arrivo In insolita controtendenza rispetto alle mie abitudini, questa volta si parte da Linate. Una menzione d’onore va al comodissimo volo diretto di Aer Lingus che collega lo scalo meneghino al Dublin Airport: un’ottima alternativa per chi vive a Milano, con una differenza di prezzo di poche decine di euro rispetto alla ben più battuta Ryanair (comunque presente da Malpensa, Bergamo e da numerosi altri aeroporti italiani).

L’aeroporto dublinese è moderno e vicinissimo al centro, raggiungibile in appena venti o trenta minuti di autobus. Ad accogliermi, un cielo rigorosamente plumbeo che farà da scenografia per tutti e tre i giorni di viaggio. Ma d’altronde siamo a febbraio, ed è parte integrante dell’incanto irlandese.

La vita in ostello e la notte dublinese Per il soggiorno la scelta è caduta sull’Isaacs Hostel, una struttura moderna dall’anima autenticamente dublinese: ambienti puliti, ottimi spazi comuni e uno staff incredibilmente accogliente. Un ringraziamento speciale va ad Ethan, il ragazzo del turno di notte, che alle cinque del mattino ha fatto letteralmente da sveglia umana per impedirmi di perdere il volo di ritorno.

Tra i punti di forza dell’ostello c’è l’organizzazione del classico pub crawl: un tour guidato di locale in locale insieme a un local e agli altri ospiti. Un’occasione fantastica per fare gruppo, brindare e immergersi nella socialità del posto. L’unica nota dolorosa resta il portafoglio: il costo delle camere è alto, ma scoprirò presto che l’intera Dublino detiene uno dei record più amari d’Europa per il prezzo degli alloggi.

Isaac hostel

In centro si ammira l’ atmosfera studentesca della città. I parchi ben curati ospitano studenti di tutte le nazionalità, ma è alla sera che si capisce davvero l’ anima di Dublino, nei pub che sanno di luppolo fermentato e dallo strimpellio delle chitarre che sono presenti ovunque. Benvenuti a Temple bar, un luogo magico che sa di storia secolare, dove capisci davvero l’ importanza sociale che ha il pub per questo popolo. Il turismo non è visto come un fastidio ma come un momento di confronto amichevole e di aggregazione.. questa è la Dublino che volevo vedere! E non sono rimasto per nulla deluso.

Pub crawl con un irlandese, un esperienza che consiglio vivamente
Uno dei tanti pub di temple bar

Tra risate nei pub e scorci sul fiume La nostra guida per la serata è un vero spasso: conosce Temple Bar come le sue tasche e sa esattamente dove condurci per farci vivere la notte nella sua veste più autentica. Se volete assaporare il vero spirito dublinese, il pub crawl è un’esperienza da fare assolutamente (tra l’altro, si possono prenotare i biglietti comodamente anche online): fidatevi, ne vale ogni singolo centesimo.

Ma Dublino non è soltanto un palcoscenico per la vita notturna; di giorno sa svelare angoli di una bellezza inaspettata. Ho amato enormemente le passeggiate lungo il fiume Liffey, sorvolato costantemente dai gabbiani e attraversato da ponti scenografici che regalandoci scorci davvero magici. Altrettanto imperdibile è una visita ai suoi storici college: oltre a vantare una fama accademica di altissimo livello, sfoggiano un’architettura georgiana raffinata ed elegante che ti incanta a ogni passo

Fiume Liffey
Sepolture a Glasnevin cimitery

Ecco l’ultimo capitolo del viaggio a Dublino, perfettamente integrato nel tono narrativo, scorrevole ed evocativo dei paragrafi precedenti:

Scogliere a picco sull’atlantico e la mecca della birra Se vi avanza una giornata — e due giorni per esplorare il centro cittadino sono più che sufficienti — il consiglio è quello di mettersi in viaggio verso ovest, direzione Cliffs of Moher o Galway. Tra le due opzioni, la scogliera vince senza storia: trovarsi di fronte a quelle imponenti pareti di roccia a picco sull’oceano Atlantico è un’esperienza da brividi, di un’impatto visivo primordiale e potente. Per chi non vuole rinunciare a nulla, esistono tour organizzati che permettono di visitare sia Galway che le scogliere in un’unica giornata; la levataccia al mattino è assicurata, ma la bellezza del panorama ripaga di ogni sforzo.

Tornando in città, c’è un must assoluto a cui non ci si può sottrarre, anche se — come nel mio caso — la birra scura non rientra tra i propri amori culinari: la mitica Guinness Storehouse. Per un biglietto d’ingresso di circa 25 euro ci si ritrova all’interno di un’imponente struttura sviluppata su ben sette piani. Il percorso espositivo è studiato nei minimi dettagli, con installazioni interattive e coinvolgenti che raccontano passo dopo passo la storia, la cultura e il processo produttivo del simbolo iridato d’Irlanda.

Il vero gran finale vi attende all’ultimo piano, al Gravity Bar: una vetrata circolare a 360 gradi da cui si domina l’intera città dall’alto. Qui viene servita una pint di Guinness appena spillata, compresa nel prezzo dell’ingresso. E anche se il sapore amaro della stout non è riuscito a conquistarmi neanche al vertice della sua roccaforte, sorseggiarla con Dublino distesa ai propri piedi resta un’emozione che vale tutto il viaggio.

Gravity bar

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