Tour della Giordania del sud, non solo Petra

Verso il cuore della Giordania: da Aqaba alle porte di Petra

Mantenere un’espressione intelligente diventa un’impresa impossibile: me ne sto lì, con un continuo sguardo ebete dipinto sul volto, mentre il nostro autobus mangia chilometri lungo la Desert Highway. La strada, che all’inizio srotola un nastro piatto e monotono battuto da pesanti autotreni e interrotto solo da qualche sparuto paesotto, cambia improvvisamente pelle a una manciata di chilometri da Petra, spalancando le porte a scenari semplicemente unici.

Il paesaggio si fa lunare, dominato da una roccia d’un rosso vivo, viscerale, mai visto prima. In lontananza le forme del Wadi Rum disegnano altopiani desertici e giochi di luce quasi magici. Coprire la tratta da Aqaba verso Petra è un vero e proprio must per chiunque si ritrovi a esplorare il sud della Giordania: un viaggio in cui è obbligatorio avere lo smartphone carico al cento per cento per immortalare ogni singola sfumatura dal finestrino.

Certamente il nord del Paese merita un’esplorazione approfondita, ma per chi — come me — dispone di tempi risicati e non vuole rinunciare a un tuffo in mare, la scelta migliore resta quella di concentrare i pochi giorni a disposizione nella porzione meridionale del territorio. Nel mio caso, dopo aver fatto tappa a Eilat, all’estremità sud di Israele, ho scelto di dedicare due giorni intensi alla scoperta di questo affascinante angolo di Medio Oriente.

La porta d’accesso: Aqaba Oltrepassata la linea di confine (a cui dedicherò un racconto a parte), l’avventura parte da Aqaba, la città specchio di Eilat. I due centri urbani si somigliano molto per posizione, ma la personalità è radicalmente diversa: se Eilat sfoggia un’anima decisamente più moderna e turistica, Aqaba conserva un carattere molto più tipico, verace e legato alle tradizioni locali.

Anche sul fronte dei collegamenti la cittadina giordana è messa benissimo, grazie a un ottimo aeroporto servito da comodi voli diretti delle principali compagnie low cost verso l’Italia. Il mare regalato da questo tratto di Mar Rosso è splendido e custodisce una barriera corallina perfetta per gli amanti delle immersioni; unico appunto, meglio evitare le spiagge pubbliche cittadine, che purtroppo si rivelano spesso parecchio trascurate e poco pulite. Molto meglio dedicare una mezza giornata a vagare tra i vicoli della città vecchia e a visitare la sua antica fortezza.

Dopodiché, ci si lascia la costa alle spalle: direzione Wadi Rum e Petra. Il viaggio ha ufficialmente inizio!

Ecco il prosieguo dell’itinerario giordano, armonizzato con lo stesso stile narrativo, coinvolgente e fluido dei capitoli precedenti:

In auto verso il deserto rosso Per chi desidera vivere una vera e propria esperienza on the road in Giordania, non c’è scelta migliore che noleggiare un’automobile. I costi sono estremamente contenuti — il carburante si aggira tra 1 e 1,20 euro al litro e con circa 25 euro al giorno ci si assicura un ottimo mezzo — ma è soprattutto la sensazione di libertà a fare la differenza. Mettersi al volante qui è assolutamente sicuro, a dispetto dei dubbi che possono assalire prima di partire. L’ampia presenza di posti di blocco lungo le arterie principali trasmette una costante sensazione di protezione; in più, i giordani sono guidatori sorpresamente disciplinati e rispettosi dei limiti di velocità, favoriti da una rete stradale ben mantenuta e illuminata a dovere, quantomeno nei tratti urbani.

A una sessantina di chilometri da Aqaba, il paesaggio comincia a trasformarsi ed ecco comparire la sagoma leggendaria del Wadi Rum. Reso celebre dalla sua bellezza primordiale e dalle gesta di Lawrence d’Arabia, che qui fissò il suo quartier generale durante la Rivolta Araba tra il 1916 e il 1918, questo deserto regala scorci talmente surreali da aver fatto da scenografia a grandi film di fantascienza come Dune o Prometheus.

Il territorio si può esplorare esclusivamente al seguito di una guida locale: la scelta è tra l’agilità di un fuoristrada 4×4 (opzione che vi consiglio caldamente) o la lentezza più romantica, ma decisamente più faticosa, di una cavalcata a dorso di cammello. Il percorso svela tappe memorabili: maestose dune di sabbia rossissima alte venti metri, bizzarre formazioni rocciose a forma di fungo e canyon imponenti. A ogni sosta, la guida non mancherà di arricchire il paesaggio con aneddoti e racconti legati alla figura di Lawrence.

L’offerta per trascorrere la notte sotto le stelle è sconfinata, con campi tendati per tutti i budget. Tuttavia, il mio consiglio spassionato è quello di dedicare al Wadi Rum non più di mezza giornata: se da un lato il panorama diurno è imprescindibile, dall’altro la magia dei cieli stellati mediorientali si può assaporare in tanti altri angoli della Giordania, decisamente più intimi e meno battuti dal turismo di massa.

Alle porte della meraviglia: Wadi Musa Lasciate alle spalle le dune rosse del deserto, si imbocca una strada panoramica mozzafiato che dopo 113 chilometri conduce a Wadi Musa. È la cittadina di circa ventimila abitanti sorta all’ingresso del sito archeologico di Petra, la cui intera economia batte al ritmo dei visitatori in arrivo da tutto il mondo.

Pur non offrendo grandi monumenti al di fuori della porta d’accesso alle rovine, merita indubbiamente una passeggiata tra le viuzze del centro: un’ottima occasione per fare scorta di spezie, scambiare due chiacchiere con la gente del posto e respirare l’autentica quotidianità giordana alla vigilia della grande scoperta.

tramonto su Wadi musa
L asinello è uno dei mezzi di trasporto più usati, soprattutto dai ragazzi che non hanno la patente di guida

Il sito archeologico di Petra è stato uno dei pochi posti al mondo che mi ha emozionato a tal punto da farmi venire gli occhi lucidi. Ogni singolo passo fatto nel siq, che ti porta lentamente a scoprire il tesoro, che ti si apre davanti metro dopo metro, è stata una delle esperienze più belle della mia vita. La zona del sito è molto ampia, anche se il tesoro è l immagine più rappresentativa, e di sicuro la più bella. Ma tante sono le cose da vedere in questa meraviglia del mondo, costruita dai Nabatei intorno al 300 a.C.

Il primo consiglio che mi sento di darvi è quello di soggiornare almeno una notte a Wadi musa, un giorno solo è un pò poco, soprattutto per i meno atletici, visto che c è parecchio da camminare, soprattutto per arrivare al monastero, 800 gradini tra panorami e paesaggi molto belli, che vi porteranno ad una delle attrazioni più belle di Petra. Date anche un’ occhiata al tempo perchè quando piove alcune zone rimangono chiuse, e quando nevica( evento non così raro) Petra chiude. Per il resto l unica cosa che vi posso dire è di munirvi di una mappa e scoprire questo fantastico sito, potete anche ovviamente servirvi di una guida turistica, dipende da che tipo di viaggiatore siete, anche se la zona è molto ben segnalata ed è impossibile perdervi.

ci sono diversi punti dove si possono fare foto spettacolari, basta fare gli scalini
sentiero che porta al monastero

Per l alloggio vi consiglio assolutamente il Seven wonders bedouin camp, soggiornare in questa struttura è davvero un’ esperienza unica. Dormirete infatti in una tenda tipicamente beduina in mezzo alle rocce di little Petra. Alla sera ci si siede intorno al fuoco acceso dai gestori del camp, tralaltro tutti gentilissimi ed amichevoli, godendosi la luce delle lanterne, sorseggiando un buon the, o fumando un narghilè. Ottima anche il ristorante che offre piatti tipici giordani e internazionali.

Le tende dove soggiornano gli ospiti con le rocce di little Petra illuminate sullo sfondo
interno di una tenda del Seven wonders camp

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